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Gli impianti di incenerimento

(ISDE - MEDICI PER L'AMBIENTE)

INTRODUZIONE

Gli impianti di incenerimento bruciando materiali estremamente eterogenei, comportano l’emissione sistematica e continua in atmosfera di particolato fine ed ultra fine e di tonnellate di fumi contenenti sostanze altamente tossiche e nocive.

L’estrema variabilità del materiale combusto comporta l’emissione di un grandissimo numero di sostanze chimiche di ogni tipo, difficilmente prevedibili: oltre 250 sono state identificate, ma queste rappresentano solo una minima parte di quelle emesse, per cui il reale potenziale di nocività rimane tutt’ora ignoto.

La legislazione attuale viceversa stabilisce dei limiti alle emissioni solo per un esiguo numero di esse, prevedendo quindi il monitoraggio solo di una minima parte degli inquinanti prodotti.

E’ comunque certo che fra le sostanze emesse dagli inceneritori ed identificate, numerose sono quelle di comprovata tossicità e già classificate dalla IARC a livello I (rischio oncogeno certo per l’ uomo).

Complessivamente ricordiamo in particolare: benzene, metalli pesanti (arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, mercurio), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili, diossine, furani, ftalati, chetoni, aldeidi, acidi organici, alcheni.

Molti di questi composti sono non solo tossici, ma persistenti , bioaccumulabili e, dato assolutamente drammatico, sono in grado di indurre alterazioni nelle cellule germinali, con alterazioni del patrimonio genetico della nostra specie, inducendo danni trasmissibili di generazione in generazione, con effetti che vanno da quello cancerogeno a quello di " endocrin disruptor" .

Fra le più note sono le diossine, in grado di legarsi ad uno specifico recettore nucleare (AhR) presente sia nell’uomo che negli animali con funzione di fattore di trascrizione, e quindi in grado di indurre complessi effetti sulla salute per alterazioni di molteplici funzioni cellulari.

Per esposizioni prolungate si registrano infatti:

- ipotiroidismo,

- diabete,

- endometriosi,

- alterazioni sistema nervoso centrale,

- ritardi puberali,

- disturbi riproduttivi,

- malformazioni alla nascita, effetti oncogeni

mentre, per esposizioni di più breve durata:

- cloracne e severa tossicità epatica.

Analizzeremo quindi:

Principali emissioni da inceneritori ed i loro effetti sulla salute;

Studi epidemiologici condotti su popolazioni residenti in prossimità degli impianti o in lavoratori addetti;

Particolari categorie a rischio.

EMISSIONI DA INCENERITORI

PARTICOLATO FINE ED ULTRA FINE ( PM10, PM2,5 e inferiore ad 1 micron ).

Le polveri fini sono prodotte principalmente da processi di combustione e più sono piccole le loro dimensioni più sono pericolose per la salute. Inoltre è ormai di comune dominio la conoscenza che quanto più è alta la temperatura di combustione, quanto più si ha la formazione di particolato ultrafine (nanoparticelle) non biocompatibile, in grado di entrare all'interno delle nostre cellule ed innescare patologie di estrema gravità ( nanopatologie).

Gli inceneritori emettono grandi quantità di particolato sia fine che ultrafine: ma mentre per il PM10 la quantità immessa in atmosfera può essere significativamente ridotta dall’uso di adeguati filtri, per il PM 2.5 solo una minima parte (5-30%) può essere trattenuta da filtri a manica e per il PM inferiore ad 1 micron non esiste alcuna misura efficace di rimozione.

Inoltre le polveri fini ed ultrafini formate negli inceneritori in presenza di metalli tossici e di tossine organiche (comprese quelle conosciute come cancerogene) adsorbono questi inquinanti e li trasportano nel flusso sanguigno veicolandoli all’interno delle cellule del corpo.

E’ importante notare che gli effetti sulla salute non sono tanto legati al peso del particolato per unità di volume, quanto al numero delle particelle presenti e del loro volume e alcuni dei dispositivi in uso per la riduzione delle emissioni possono facilmente raddoppiare il volume totale delle polveri emesse attraverso la produzione di particelle utrafini secondarie.

Si sottolinea inoltre il fatto che anche qualora i filtri fossero più efficienti, risulterebbero maggiormente tossiche e cariche di inquinanti le ceneri, con un trasferimento quindi del carico di tossicità dall’aria alle discariche, con rischi ovviamente nel trasporto e nella manipolazione di tale materiale.

Il particolato fine ha origine secondaria per il 60% circa da aggregazione atmosferica di vari inquinanti ed anche il gruppo collaborativo SIDRIA II ha confermato per l’ Italia i rischi connessi con l’ inquinamento atmosferico.

Già ben documentato è comunque l’effetto sulla salute umana del particolato di dimensioni pari a 2.5 e a 10 micron. Livelli più elevati di polveri fini sono stati associati con un aumento della prevalenza dell’asma e di BPCO (malattia da ostruzione polmonare cronica).

Due grossi studi di coorte in America hanno mostrato che l’inquinamento atmosferico dovuto alle polveri fini (PM2,5) causa aumenti nella mortalità per tutte le cause, in quella per malattie cardiache e in quella per tumori polmonari, dopo correzione per altri fattori .

In uno degli studi di coorte, le cardiopatie ischemiche erano responsabili di quasi una quarto delle morti ed erano fortemente correlate con il livello di polveri fini PM2,5. Un aumento di 24,5 mcg/m3 nell’inquinamento da polveri PM2,5 era associato con un aumento del 31% nella mortalità per cause cardiopolmonari.

E’ stato anche dimostrato che aumenti a breve termine nelle polveri fini, come accade nella direzione del vento dagli inceneritori, causano aumenti significativi negli infarti del miocardio.

Si pensi che la Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che non esiste livello sicuro di PM 2.5 ma a tutt’oggi non esistono a questo riguardo limiti di legge!

La circolare del 22 giugno 2005 dell' OMS calcola che ogni italiano abbia perso in media 9 mesi di vita in conseguenza di questo tipo di inquinamento nel 2000 e che l' Italia potrebbe risparmiare ben 28 miliardi di Euro all'anno riducendo le morti per inquinamento atmosferico.

Risulta davvero curioso che nella nostra Provincia - in accordo con quelle che sono le più recenti direttive europee - si promuovano iniziative volte al risanamento dell' aria (Aria Pulita per l'Europa) e si prevedano di conseguenza doverose restrizioni sia per la mobilità privata che per le attività industriali, ma che, contestualmente, venga tranquillamente accettato il concetto che è necessario bruciare i Materiali Post Consumo.

METALLI PESANTI.

Gli inceneritori possono emettere una proporzione di metalli rispetto alle polveri molto alta e molto più alta di quella che si trova nelle emissioni da automobili. Alle alte temperature che si trovano negli inceneritori, i metalli vengono rilasciati dai rifiuti metallici, dalle plastiche e da molte altre sostanze. Molti dei metalli pesanti emessi, come il cadmio, sono tossici a concentrazioni anche estremamente basse.

L’adesione selettiva dei metalli pesanti alle particelle più piccole emesse dagli inceneritori aumenta la tossicità di queste polveri. Questo fatto probabilmente rende le polveri da inceneritori più pericolose di quelle da altre fonti come ad esempio le automobili.

Le emissioni e le ceneri degli inceneritori contengono oltre 35 metalli diversi.

Parecchi sono cancerogeni noti o sospettati. I metalli tossici si accumulano nell’organismo con l’aumento dell’età.

Respirare aria che contiene metalli tossici porta al bioaccumulo nel corpo umano ove possono restare per anni :

il cadmio ha un’emivita di 30 anni.

Il mercurio è un gas alle temperature dell’incenerimento e non può essere rimosso dai filtri.

Gli inceneritori sono stati una fonte importante di emissione di mercurio nell’ambiente. In teoria il mercurio può essere rimosso usando carbone attivo, ma in pratica è difficile da controllare e quand’anche la rimozione fosse efficace il metallo si concentrerebbe nelle ceneri leggere che a loro volta devono poi essere stoccate in discarica.

Il mercurio è uno dei più pericolosi metalli pesanti: è neurotossico ed è stato implicato nell’Alzheimer, nelle difficoltà dell’apprendimento e nell’iperattività .

L’inalazione di metalli pesanti quali nichel, berillio, cromo, cadmio e arsenico aumenta il rischio di cancro al polmone.

L’esposizione al cadmio è particolarmente pericolosa, in quanto, se a dosi alte è correlato a rischio di cancro e cardiopatie ischemiche, a dosi bassissime interferisce coi meccanismi di riparo del DNA e aumenta la suscettibilità ad altri cancerogeni.

Alla esposizione a metalli pesanti sono stati associati, oltre al rischio di cancro, numerosi altri danni per la salute, in particolare di tipo neurologico e comportamentale. Fra essi segnaliamo: autismo, dislessia, comportamento impulsivo, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), difficoltà nell’apprendimento, minor quoziente intellettivo, Parkinson ed Alzehimer.

Sebbene non tutti gli studi arrivino a livelli di significatività standard, l’aumento drammatico nelle società industriali di patologie come l’ Alzehimer, di cui si contavano solo 150 casi nel Regno Unito nel 1948 e che ora presenta incrementi anche del 1200%, non può non destare allarme.

Ossidi di Azoto e Ozono.

Il biossido di azoto è un altro inquinante prodotto dagli inceneritori.

Causa una serie di effetti, principalmente sui polmoni, ma anche su milza, fegato e sistema emopoietico in studi su animali. Sono stati notati sia effetti reversibili che irreversibili sul polmone. Si stima che nei bambini di età compresa fra i 5 e 12 anni ci sia un aumento del 20% nei sintomi respiratori per ogni aumento di 28 mcg /m3 nel biossido di azoto.

Studi in Giappone hanno mostrato un’incidenza più elevata di asma con livelli crescenti di NO2 e che esso aumenta in sinergia con i tassi di mortalità per cancro del polmone .

Livelli crescenti di ozono hanno portato ad aumenti nei ricoveri ospedalieri, nell’asma e nell’infiammazione respiratoria e risulta ridotta l’immunità.

Livelli più alti sono stati associati in modo significativo con aumentata mortalità e con malattie cardiovascolari. Sia l’ozono che il biossido di azoto sono associati con ricoveri crescenti per BPCO (malattia da ostruzione polmonare cronica). Nelle emissioni di inceneritori esiste una sinergia di effetti nocivi sulla salute fra ossidi nitrosi polveri e metalli.

4. COMPOSTI ORGANICI VOLATILI.

Gli inceneritori emettono centinaia di composti chimici. Tra questi una moltitudine di sostanze chimiche prodotte dalla combustione della plastica e sostanze analoghe, che comprendono gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), i ritardanti di fiamma bromurati, i policlorobifenili (PCB), le diossine, i policlorodibenzofurani (furani).

Queste sostanze sono lipofile e si accumulano nei tessuti grassi, rimanendo attive negli organismi viventi e nell’ambiente per molti anni. Sono state associate con pubertà precoce, endometriosi, cancro del seno, ridotto conteggio spermatico e altri disturbi dei tessuti riproduttivi maschili, cancro del testicolo e interferenza con la tiroide.

Si è asserito che circa il 10% delle sostanze chimiche prodotte dall’uomo sono cancerogene e molte sono adesso riconosciute come interferenti endocrini. Molti di questi effetti sulla salute non erano stati previsti e vengono riconosciuti soltanto adesso. Non esistono dati sulla sicurezza di molti dei composti emessi dagli inceneritori.

Gli IPA sono un esempio di veleno organico. Sebbene i livelli di emissione siano piccoli, queste sostanze sono tossiche a parti per bilione o persino a parti per trilione rispetto a parti per milione per molti altri inquinanti. Possono causare cancro, cambiamenti immunitari, danni al polmone e al fegato, sviluppo cognitivo e motorio ritardato, diminuito peso alla nascita e ridotto tasso di crescita.

STUDI EPIDEMIOLOGICI CONDOTTI SU POPOLAZIONI RESIDENTI IN PROSSIMITÀ DEGLI IMPIANTI O IN LAVORATORI ADDETTI

Esiste una nutrita letteratura medica di studi epidemiologici condotti in popolazioni residenti in prossimità di tali impianti o in lavoratori esposti.

Comunque già il dato incontrovertibile della emissione di sostanze a documentato rischio oncogeno o comunque tossiche e nocive da tali impianti, dovrebbe, a nostro avviso, far desistere dal procedere in questa direzione specie quando esistono alternative percorribili ed anzi raccomandate dalla Comunità Internazionale in merito allo smaltimento dei rifiuti: la ben nota Politica delle "R" (Riduzione, Recupero, Riciclo, Riuso. Raccolta differenziata).

Prima di passare in rassegna quanto emerge dalla letteratura medica in proposito è doveroso rammentare che la mancanza di evidenze di tipo epidemiologico non può in alcun modo rassicurare circa la reale assenza di rischi - vedasi in proposito l'articolo Tomatis L. e Gennaro V. (27) - in quanto, come purtroppo l’esperienza insegna, la nostra capacità di predirre conseguenze anche drammatiche per la salute è assolutamente deficitaria.

Non è poi fuori luogo rammentare che il cancro è una malattia complessa e multifattoriale, la cui latenza è spesso di decine di anni ed in cui il rischio rappresentato da una singola fonte si somma, spesso in modo sinergico, con altre fonti di inquinamento. Il cancro ha mostrato una crescita inesorabile nel corso dell’ ultimo secolo ed in classi di età sempre più giovani.

I dati dell’ OMS hanno mostrato che l’ 80% dei casi è dovuto ad agenti ambientali ed è direttamente correlato col livello di industrializzazione.

Il Registro Tumori della Romagna (RTRo) mostra inequivocabilmente come il nostro territorio sia fra quelli più gravati da tale patologia in Italia.

I dati pubblicati e riferiti al quinquennio 1998-2002 mostrano una incidenza di 498.2 casi/anno per 100.000, nel sesso maschile (tutti i tumori escluso cute) contro una incidenza in Italia di 470.30 casi /anno ogni 100.00 uomini, risultando al 1° posto come incidenza nella nostra regione.

Si segnala inoltre come dato particolarmente preoccupante, un aumento percentuale nel nostro territorio - sempre nel sesso maschile - del 6.14%, rispetto al quinquennio precedente (1992-1997) vs un incremento medio in Italia dell’ 1.4%.

Per quanto riguarda il sesso femminile si registra una incidenza in Romagna di 425.20 casi/anno ogni 100.00 donne, vs una incidenza in Italia di 398.70 casi /anno.

Si segnala che per quanto attiene il sesso femminile siamo al 3° posto in regione dopo Parma e Ferrara e che comunque, complessivamente l’incidenza di cancro nelle donne è nella nostra Regione la più alta d’Italia.

In questo caso l’ incremento percentuale che si è registrato rispetto al quinquennio precedente è del 10.50%, vs una media in Italia del 4.79%.

Se le donne, come i bambini,rappresentano le" sentinelle" del malessere di un territorio, come dobbiamo interpretare questi dati, se non come segnale di un profondo degrado del nostro ambiente?

Come è possibile anche solo ipotizzare che si possa aggravare una situazione già compromessa e precaria con ulteriori carichi di inquinamento ?

Comunque, fra i numerosissimi studi epidemiologici condotti in lavoratori esposti o popolazione residente in prossimità di impianti di incenerimento per rifiuti, 46 sono stati oggetto di una recente revisione pubblicata sugli Annali dell' Istituto Superiore di Sanità nel 2004 (28).

Nelle conclusioni è scritto chiaramente che un aumento statisticamente significativo di Incidenza/Mortalità/Prevalenza di Cancro è stato riscontrato in 2/3 degli studi che hanno indagato tale relazione, in particolare per quanto attiene neoplasie di:

- esofago,

- stomaco,

- intestino,

- fegato,

- sarcomi tessuti molli,

- linfomi Non Hodgkin,

- polmone

- neoplasie infantili.

Particolarmente significativo il dato relativo a Neoplasie Polmonari, Neoplasie Infantili, Linfomi Non Hodgkin, Sarcomi delle Parti Molli, patologie che verranno pertanto qui di seguito analizzate in maggior dettaglio.

· LINFOMI NON HODGKIN ( LNH )

I linfomi Non Hodgkin sono patologie di cui si registra un preoccupante aumento sia di incidenza che di mortalità in tutto il mondo ed anche nel nostro paese (29). Nella provincia di Modena l' aumento è nel periodo 1986-1997 di oltre il 3% /anno per quanto attiene l' incidenza e di circa il 2%/ anno per la mortalità ( 30).

Il ruolo che sostanze quali Policlorobifenili , Diossine , Composti organici Clorurati (tutte sostanze emesse anche dagli inceneritori!) hanno nell’ aumento del rischio di tali patologie è stato anche di recente evidenziato(31).

Per quanto attiene l’ esposizione ad emissioni di inceneritori e rischio di linfomi Non Hodgkin, alcuni degli studi più recenti che hanno evidenziato tale relazione sono:

 -2003 lo studio francese di Floret N. in cui è risultato un Rischio Relativo (RR) di incidenza di LNH pari a 2.3 nella popolazione residente in prossimità di impianto di incenerimento per rifiuti (32).

-2005 mortalità doppia per LNH (14 casi osservati rispetto ai 7 attesi) è stata riscontrata a Campi Bisenzio , in Toscana in conseguenza dell' inquinamento da diossine secondario alla presenza di inceneritore (33).

-2006 un eccesso di mortalità per LNH è stato riscontrato nei residenti in Toscana ove erano attivi impianti di incenerimento ( 34).

 Dal Registro Tumori della Romagna risulta che sia l’ incidenza che la mortalità per tali patologie sono, nel nostro territorio, superiori alla media italiana: incidenza nel quinquennio 93-98 nei maschi di 20.5 /100.000 ( media italiana 16.9) e nelle femmine di 15.1 ( media italiana 14.3) Mortalità nel quinquennio 93-98 nei maschi di 8.6 ( media italiana 6.8) e nelle femmine 6.6 (media italiana 5.8)

 · SARCOMI TESSUTI MOLLI

 Si tratta di neoplasie relativamente rare ma che per le quali non esistono terapie efficaci.

 -2000 (35) Aumentato rischio di tali patologie correlato ad emissioni di diosssine in prossimità di un inceneritore in Francia

-2003 (36) Un R.R. di sarcoma dei tessuti molli di 8.8 nei maschi e di 5.6 nelle femmine è stato riscontrato nei residenti entro 2 km di un impianto per rifiuti industriali a Mantova

 · NEOPLASIE INFANTILI

 -2004 (37) Le neoplasie infantili sono, fortunatamente, patologie relativamente rare, ma di cui si sta registrando un costante aumento in Europa che non può non destare allarme: l’aumento è negli ultimi 30 anni in Europa dell’ 1% /anno da 0 a 14 anni e dell’ 1.5%/anno da 14 a 19 anni con trend in crescita.

In prossimità di impianti di incenerimento è stato segnalato un aumento di mortalità per neoplasie infantili con RR variabile da 2 a 2.2 (38) e la relazione fra cancro nei bambini e cancerogeni ambientali è stata anche di recente confermata( 39)

· NEOPLASIE POLMONARI

RR di mortalità per neoplasie polmonari è risultato variabile da 2 a 6.7 in persone residenti in prossimità di impianti o in personale addetto.(40-41). Si ricorda che la mortalità per neoplasie polmonari è risultata aumentata del 30% in aree giudicate ad alto rischio ambientale in Italia (42) e la correlazione di tali neoplasie con l’ inquinamento ambientale e il particolato fine ed ultrafine è ampiamente documentata : si calcola che ad ogni incremento di 10 microgrammi /m3 di PM 2.5 corrisponda un aumento di mortalità per carcinoma polmonare del 14%. (15)

Occorre comunque ribadire che, anche se il rischio oncogeno per le emissioni legate agli impianti di incenerimento è sicuramente quello più documentato, negli studi esaminati sono stati riscontrati altri effetti nocivi sulla salute quali riduzione della funzionalità respiratoria, riduzione degli ormoni tiroidei nei bambini, problemi di accrescimento e sviluppo sessuale in adolescenti, eventi sfavorevoli della sfera riproduttiva (aborto spontaneo, basso peso alla nascita, malformazioni, mortalità perinatale), patologie ischemiche e cardiovascolari, dislipemia, alterazioni del sistema immunitario, allergie. Il fatto che questi ulteriori effetti non raggiungano i livelli di evidenza riscontrati per il rischio oncogeno – vista anche la complessità di siffatti studi epidemiologici – non dovrebbe indurre comunque a trascurarli, soprattutto quelli legati alle diossine, di cui gli inceneritori rappresentano una delle principali fonti di emissione.

CATEGORIE PARTICOLARI

E’ bene ricordare che quando si parla di persone esposte ad agenti inquinanti ci si riferisce sempre a persone adulte, e questo vale in particolare per i limiti di legge; ma non dimentichiamo che questi ultimi, poi, sono sempre il frutto di mediazioni fra conoscenze scientifiche ed interessi di mercato. Esistono categorie estremamente più vulnerabili rispetto alla popolazione adulta, che sono rappresentate da anziani, malati, persone caratterizzate da elevata sensibilità chimica, bambini e feti. Per questi ultimi in particolare si possono fare le seguenti considerazioni.Il bambino non ancora nato è il membro più vulnerabile della popolazione umana. Il feto è suscettibile in modo senza uguali al danno tossico, ed esposizioni precoci possono avere conseguenze che cambiano la vita.

Le ragioni principali sono:

- In primo luogo gran parte degli inquinanti emessi sono sostanze chimiche solubili nei grassi: non avendo il feto praticamente accumuli protettivi di grasso fino a gravidanza inoltrata, tali sostanze vengono accumulate nell’unico tessuto ricco in lipidi: il sistema nervoso e in particolar modo il cervello.

- In secondo luogo, molti inquinanti, come i metalli pesanti, vengono attivamente trasportati attraverso la placenta dalla madre al feto. In particolare il mercurio, di cui è ben nota la bioaccumulabilità, può condurre a problemi di sviluppo neurologico nel neonato .

- Altri fattori che aumentano la suscettibilità del feto sono i tassi più elevati di proliferazione cellulare, una competenza immunologica più bassa e una diminuita capacità di detossificare le sostanze cancerogene e di riparare il DNA.

Durante le prime 12 settimane in utero, sul corpo del feto agiscono minuscole quantità di ormoni misurati in parti per trilione. Minuscole quantità di sostanze chimiche possono sconvolgere questo equilibrio delicato, a dosi che non sono normalmente considerate tossiche: una singola esposizione può essere sufficiente a seconda del momento in cui accade .

Oggigiorno è generalmente accettato che sostanze chimiche che non sono tossiche per l’adulto possono avere effetti devastanti sul neonato. Al contrario, gli attuali limiti di sicurezza non tengono conto di questo rischio aumentato per il feto.

La quantità di sostanze chimiche che il neonato introduce è in relazione con i contaminanti persistenti totali che si sono accumulati nel grasso della madre nel corso della sua vita.

Nel luglio del 2005, in uno studio innovativo, alcuni ricercatori di due importanti laboratori negli usa esaminarono il carico complessivo di inquinanti nel feto. trovarono una media di 200 sostanze chimiche industriali e inquinanti (su 413 esaminati) nel sangue del cordone ombelicale di 10 neonati scelti a caso. Tra queste sostanze 180 erano cancerogene, 217 tossiche per cervello e sistema nervoso, 208 responsabili di difetti alla nascita e 26 di sviluppo anormale negli animali.

Altrettanto preoccupante è il fatto che il latte materno, tanto prezioso per lo sviluppo e la salute futura del bambino, sia oggi il cibo più contaminato sul pianeta dal punto di vista degli inquinanti organici persistenti. Negli USA, studi sul latte umano hanno rivelato il fatto preoccupante che il 90% dei campioni conteneva 350 sostanze chimiche.. La dose tossica assunta dal bambino in allattamento è 50 volte più alta di quella assunta da un adulto .

L’inceneritore aggiungerebbe ulteriori inquinanti al carico totale di sostanze chimiche presenti nel grasso della madre e quelle tossine che la madre ha accumulato nel corso della vita verrebbero a quel punto trasferite prima al feto e successivamente al neonato attraverso il latte.

E’ stato valutato, ad esempio, che sei mesi di allattamento trasferiscono al bambino il 20% del cloro organico accumulato dalla madre nel corso della sua vita .

I difenil-eteri-polibromurati

I difenil-eteri-polibromurati (depb) sono sostanze chimiche tossiche che raddoppiano nel latte materno ogni cinque anni: essi stanno rapidamente aumentando anche nei rifiuti con cui si alimentano gli inceneritori, per la loro presenza in molte comuni merci elettriche ed elettroniche.

I depb causano cancro, difetti alla nascita, disfunzione tiroidea e soppressione immunitaria.

Gli inceneritori non possono che aumentare il carico di inquinanti nel feto, nel neonato e nel bambino con effetti devastanti dal momento che i sistemi in via di sviluppo sono molto delicati e in molti casi non sono in grado di riparare i danni fatti da veleni ambientali: ed è soprattutto pensando a queste categorie che il principio di precauzione dovrebbe essere applicato.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Di fronte al problema dell’aumento della quantità dei rifiuti, dell’introduzione sul mercato di materiali e sostanze chimiche sempre nuove tali da incrementare il livello di tossicità dei rifiuti stessi, del progressivo esaurimento della possibilità di stoccaggio nelle discariche, occorrerebbe innanzitutto promuovere azioni efficaci per la Riduzione, il Riciclo, il Riuso, ed il Recupero (politica delle R) in linea con le raccomandazioni dell’OMS e le direttive Comunitarie Europee in merito.

Strumento cardine per avviare un processo virtuoso in tale direzione è l’immediata attuazione di una Raccolta Differenziata con il metodo "porta a porta" e con l’applicazione di tariffa puntuale.

Viceversa, il PPGR appare fortemente incentrato sul potenziamento della quantità di rifiuti portata all’incenerimento (tripla dell’attuale), con una scelta che contraddice e impedisce la realizzazione di una seria politica delle R.

Si fa rilevare, oltre tutto, che il territorio di Coriano, dove si andranno a potenziare gli impianti di incenerimento per Rifiuti Solidi Urbani ed Ospedalieri, si è andato fortemente urbanizzando negli ultimi 30 anni, conta attualmente una popolazione di circa 25.000 abitanti in una area di 3.5 km2 e vede la presenza di:

- asilo nido,

- scuola materna e media in un raggio di 1 km dagli impianti.

Già tutto il territorio è inoltre sottoposto ad impatto ambientale notevole per la presenza di altri insediamenti industriali, artigianali, autostrada, ipermercato e futura tangenziale.

Sulla popolazione è inoltre in corso uno studio di sorveglianza epidemiologica, finanziato dalla Comunità Europea, dal quale a tutt'oggi non si possono trarre conclusioni, stando a quanto si evince dalla risposta data a richiesta ufficiale dell' Associazione Medici per l' Ambiente di avere accesso al verbale del Comitato Scientifico svoltosi nel novembre scorso.

La scelta dell’incenerimento dei rifiuti fra tutte le alternative possibili, risulta la più costosa e la meno rispettosa dell’ambiente e della salute, specie se si tiene conto dei costi per la salute.

Le cifre della Commissione CE indicano che un inceneritore da 120.000 ton/a come quello previsto porterebbe ad un danno per l’ambiente e la salute pari a circa 20.000.000 di Euro all’anno.

Recenti dati americani hanno mostrato, viceversa, che il controllo rigoroso dell’inquinamento dell’aria ha fatto risparmiare decine di miliardi di dollari l’anno in costi per la salute.

La diffusione degli inquinanti prodotti dagli inceneritori, in particolare PM2,5 e particolato ultrafine, diossine, furani, metalli pesanti non conosce limiti geografici sia perché fortemente influenzata da fattori meteorologici, sia perché, una volta a terra, è bioaccumulabile e si trasmette per via alimentare.

Non dimentichiamo che il nostro territorio è caratterizzato da una forte vocazione agricola, misure quali l’innalzamento del camino, con conseguente diluizione degli inquinanti, possono artificiosamente eludere il problema del superamento dei limiti, ma non modificano in alcun modo l’impatto generale sull’ecosistema e sulla salute umana.

L’incenerimento riduce il volume dei rifiuti di soltanto il 30-50% e dà origine a grosse quantità di ceneri leggere tanto più tossiche quanto più sono efficaci i metodi di riduzione delle emissioni in atmosfera. Non esistono metodi adeguati per lo smaltimento di queste ceneri .

La preoccupazione più grande proviene dagli effetti a lungo termine delle emissioni degli Inceneritori, in particolare sugli organismi in via di sviluppo (embrione, feto e neonato) con la possibilità di modificazioni genetiche trasmissibili alle generazioni successive.

Le esperienze del passato legate a disastri ambientali in conseguenza della emissione nell’ambiente di sostanze ritenute di assoluta innocuità (clorofurocarboni, policlorobifenili, pesticidi, tributil-stagno, asbesto…)dovrebbero fare riflettere chi è chiamato a prendere decisioni di tale rilievo e che, nella incertezza e nel dubbio non può - a nostro avviso- astenersi dall’ applicare il Principio di Precauzione, introdotto in tutte le legislazioni ed accolto dall’ Unione Europea, specie quando- si ribadisce -esistono alternative consolidate e di nessun rischio,quali quelle che abbiamo indicato, per risolvere il problema in oggetto.

La tutela dell’ Ambiente è ormai riconosciuta come emergenza planetaria : la stessa OMS con documento recentissimo del 16 giugno 2006 ha calcolato che il 25% di tutte le malattie negli adulti ed il 33% di tutte le patologie nei bambini al di sotto dei 5 anni è dovuto ad inquinamento ambientale e che tutto ciò si traduce ogni anno in 13 milioni di morti/anno che sarebbero pertanto evitabili.

Non sembri troppo enfatico concludere che nessuno di noi, tanto meno la classe medica e quella politica , potrà sottrarsi alla responsabilità di non avere preso coscienza dei problemi esposti -problemi che riguardano la sopravvivenza ed il futuro delle prossime generazioni- e di non avere cercato, con ogni mezzo e con tutte le proprie forze, di porvi rimedio.

CONCLUSIONI

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA, IL RICICLO ED IL RIUSO E NON L'INCENERIMENTO E LA DISCARICA, COSTITUISCONO IL MODO LOGICO DI TRATTARE I RIFIUTI.

STUDI EPIDEMIOLOGICI SULLA POPOLAZIONE ESPOSTA SERVONO A CONTARE GLI AMMALATI E I MORTI, COME ASSERISCE L'ONCOEMATOLOGA D.ssa GENTILINI PATRIZIA.

GLI AMMINISTRATORI INFORMATI DEVONO BLOCCARE I PROFITTI DELLE SOCIETA’ CHE COSTRISCONO INCENERITORI PER GARANTIRE AI CITTADINI UN GUADAGNO IN SALUTE.